martedì, 07 aprile 2009

L’amore fra noi..

“E’ come una terra”,

mi mormora la voce

e penso all’acqua

 

A quando l’ho udita mugghiare scoscesa,

distante, ai piedi del letto,

mentre ti guardavo distesa

a quando ho distinto il tintinnare cristallino

di sorgente

nel taglio azzurro e sui denti

del tuo sorriso,

a quando l’ho vista inabissarsi

in antri gelati

al davanzale della tua finestra

da dove sgorga la poesia.

A quando vi sono stato immerso

fino agli occhi

mentre esondava gli argini della mia pelle

perché eri abbracciata sopra di me.

 

L’amore fra noi è un letto di pietre levigate.

L’amore fra noi è roccia che lava, che

non si contamina per mano d’uomo.

L’amore fra noi è limo di Nilo.

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giovedì, 07 febbraio 2008

rodin-lamanodiDio 

 

Schiere di baci senza più tempo

dal crinale di mille destini

dove il tramonto, ovunque ti volgi

è bello fino a far male

come i granelli di polvere d’oro

che stanno – qui – sfavillando

sopra tutte le cose, coscienti

del buio che rende

verità alla luce, con morsi

di giochi di fiere e lingua che sa

di miele, di sale riscendono

per l’ultima volta a posarsi

in istanti infiniti incendiarsi

sulle tue labbra d’uva spina

nido d’inevitabile mia bocca

se scelgo di farmi tutto bocca

sulla tua pelle calda di sole, di sogni

di mare, schiena in fiore

da cogliere ai fianchi, lungo

le costole andare, venire, percorrerle

ad una a duna con passi di paglia e di neve,

sulle tue vertebre di melograno,

se decido di amarti

tutta

con le dita di una mano.

 

 

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lunedì, 24 dicembre 2007
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sabato, 01 dicembre 2007

goccia di resina

 

 

 

Ho un nuovo amore, Solitudine una

donna senz’ombra di dubbio.

Ha due volti e quattro sono

le gambe, le mani.

Così, quando da un verso sorride, dall’altro

è smorfia contorta in pena.

Mentre le dita si stringono a presa

sul collo altre dita accarezzano gli occhi

e livide Labbra mi baciano.

Talvolta mi afferra alle caviglie

strisciandomi indietro dov’ero mi trascina

per i capelli in un sogno

che io non sono!

Ed eccomi oblungo come una mollica

o lo scaracchio d’un dio s’un muro.

Mi accorgo di potere lasciare la presa

e goccia, a goccia scivolare dentro

il mio stesso corpo.

Allora sol/tanto

L'orizzonte si fa ampio

a dismisura e Tutto.

Concorre

a rendermi forma d’istante

In gesti e colori.

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domenica, 04 novembre 2007

vandali 

 

 

 

Ti avevano detto che saresti stato

bambino felice come loro

Libero

Potente

E tu restavi ore a guardarli, oltre i riflessi dei vetri

Dentro case luminose, nelle scatole magiche.

Ne hai studiato le pose, ti sei acconciato alla loro maniera,

hai appreso a sorridere, parlare, persino a pensare

Come loro.

 

Quando hai bussato alla porta per unirti al banchetto

Si sono mostrati orgogliosi nel farti passare.

loro cane di fiducia, ti hanno nominato.

Scodinzolando sotto la tavola

hai ricevuto brandelli di scarti di cibo,

spiato bramando i corpi dal basso,

leccato le perle dal pavimento.

 

Ma è bastato un giro di macina

A ridurti poltiglia venuta a noia

Ristretta la cerchia, superfluo escluso.

Allora ti accorgi di essere niente.

Non sai neanche più a quale classe appartieni.

Ebete vaghi cercando di un nuovo padrone

che ti affibbi una cuccia dentro cui barricarti,

un oggetto da succhiare, bandiera da sventolare,

che ti dica cosa pensare,

uno straniero cui ringhiare

se guarda il tuo osso.

E ancora, talvolta, quando sogni di loro

Vuoi fargli saltare la testa.

 

Se ti è rimasto del fuoco, bambino,

che non hai ancora tradito

che non ti hanno soffocato

cuore che crèpita, intelligenza che brucia,

passa a trovarci alla casa dei “vandali

coltivatori di rose”.

Andiamo a incendiare

la parte di mondo

che ci compete.

 

 

 

"Vandali coltivatori di rose" l'ho preso in prestito da Cataldo Dino Meo "C.D.M." Lev edizioni, perchè era l'immagine migliore che potessi usare per ciò che intendevo.

 

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martedì, 23 ottobre 2007

Ah! Avere sogni che si nutrano
nella carne dell'istante
Come i passi di danza
Sull'orlo dell'abisso
O le corse di funamboli
su fili di lame.
Vertigini di note
che travalichino il presente
lucenti della brama di averne
un'altra portata.
Come traboccherebbe allora, l'amore!

 

 

 

Grazie a Carmine per il prezioso contributo.


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mercoledì, 10 ottobre 2007

 sogno

 

 

 Incolonnato nel traffico serale, uomo chiuso in scatola chiusa, avverto la solitudine come un vuoto d’amore che risucchi tutto il mio essere dal basso. Potrei fare due passi, mettermi a conversare con il tizio nello specchietto retrovisore, oppure improvvisare una danza al ritmo della musica che viene dall’auto che mi precede. Il cellulare, sul sedile, tace. Passo in rassegna volti di donna, discorsi in sospeso, parole da spedire che colpiscano nel segno poi dico “No”. Che da questa miseria non può nascere che supplica o inganno ed è allora che lo sento, nel ventre, un bimbo che piange. Piange così disperato da trattenere il respiro per lunghissimi istanti, vorrebbe essere accolto e ritornare a perdersi per sempre in un amore di madre. Lo osservo con fermezza, gli sorrido. Ascolta com’è potente la tua voce, piccolo mio. Guarda quanta meraviglia sono pronti a svelare i tuoi occhi che brillano di sogni uguali ai miei e che forza c’è nei calci che mi dai per uscire, sentire la terra sotto i tuoi piedi. Non temere, sarò io la tua mamma ora. Sarò il padre che ti guiderà nei tuoi piccoli passi e quando vacilleremo, avremo amici a sostenerci.

 

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Link | categoria:amore, amicizia
giovedì, 30 agosto 2007

Dipinse appesa a un filo – spada di Damocle di se stessa – per una platea in delirio bramosa di bellezza. La schiena denudata da un faro, lasciò che l’ombra si fottesse la tela, il corpo un serpente danzante tamburi. Offriva il collo ai loro morsi per sfamarli ad uno ad uno, una mano incatenata ad un palo mentre l’altra inseguiva linee di rami e radici, di linfa e foglie, il dilagare di un albero dal cuore alla tela. Si voltò per osservarli: avevano ancora bocche spalancate, fameliche.

Venne da lei una donna, i capelli le adombravano gli occhi le ornavano i seni. Il suo bacio fu un alito tiepido, svanì in un soffio fra gli odori degli altri corpi dentro il buio che urlava.

Venne poi un uomo, un trapano stretto nel pugno. Voleva averla riversa ma disse che non l’amava. Voleva possederla lì in terra su di un verde – prato mentre il rosso rovesciato lasciava tracce di un inseguimento strisciato.

Si levò in piedi, leggera fin quasi a svanire. Dipinse di giallo, sullo sfondo, che se ne andava, l’ombra attonita di un assassino.

 

 

 

 

Action painting by Freshmeat

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martedì, 07 agosto 2007

Esiste un luogo che è come un estuario dell’anima, in cui l’essere carne e l’essere sogno confluiscono mescolandosi, in cui l’essere tutto e l’essere nulla si fondono in un unico abisso mentre cavalchi il terrore dell’ignoto sulle onde del respiro.

Lo chiami casa, sebbene abbia l’odore, il sapore, la gravità della terra che ti accoglie quando finisci seppellito.

E’ un luogo come un istante da abitare, in cui anche i pensieri si dileguano sciogliendosi in melodie e liquidi tamburi. Scivolano, sdrucciolano in brividi di pelle su cui le lacrime, sgorgando, rivelano il centro di te che ride e ha paura di non riuscire a contenere tutta la bellezza. E quando apri gli occhi ti sorprendi a constatare che la bellezza ti appartiene. Appartiene a te, come ad ogni cosa. E trovi meraviglia in ogni linea, volume, colore. Meraviglia il soffitto e il lampadario appeso, meraviglia il pavimento, meraviglia i tetti delle case, i tombini delle fogne, meraviglia il cielo che fa capolino fra le foglie, meraviglia il riverbero dell’ultimo sole sui volti della gente che chiacchiera con te.

Esiste un luogo dove puoi amare, dove forma e sostanza si uniscono, dove il tempo cede il passo al ritmo e tutta la materia masticabile ritorna a farsi musica.

Photos from www.antonygormley.com

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lunedì, 23 luglio 2007

Notte 

 

Che siano le fronde degli alberi neri, mani tese a sfiorare le stelle,  che siano loro ad avvolgerti in un lembo di cielo allattato di luna, mentre tutta questa bellezza ti sublima i pensieri in forma di labbra dischiuse, occhi danzanti come falene fra le geometrie delle costellazioni, così come dei sogni.

Che siano il frusciare di foglie fra i rami, il lavorio degli insetti, i loro richiami a riportarti alla terra. Calore ancestrale di pietra sul viso, lungo i  fianchi nudi, ai tuoi piedi.

Calore animale della tua lupa mentre distesa l’abbracci e le passi una mano sul ventre. 

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