Ti avevano detto che saresti stato
bambino felice come loro
Libero
Potente
E tu restavi ore a guardarli, oltre i riflessi dei vetri
Dentro case luminose, nelle scatole magiche.
Ne hai studiato le pose, ti sei acconciato alla loro maniera,
hai appreso a sorridere, parlare, persino a pensare
Come loro.
Quando hai bussato alla porta per unirti al banchetto
Si sono mostrati orgogliosi nel farti passare.
loro cane di fiducia, ti hanno nominato.
Scodinzolando sotto la tavola
hai ricevuto brandelli di scarti di cibo,
spiato bramando i corpi dal basso,
leccato le perle dal pavimento.
Ma è bastato un giro di macina
A ridurti poltiglia venuta a noia
Ristretta la cerchia, superfluo escluso.
Allora ti accorgi di essere niente.
Non sai neanche più a quale classe appartieni.
Ebete vaghi cercando di un nuovo padrone
che ti affibbi una cuccia dentro cui barricarti,
un oggetto da succhiare, bandiera da sventolare,
che ti dica cosa pensare,
uno straniero cui ringhiare
se guarda il tuo osso.
E ancora, talvolta, quando sogni di loro
Vuoi fargli saltare la testa.
Se ti è rimasto del fuoco, bambino,
che non hai ancora tradito
che non ti hanno soffocato
cuore che crèpita, intelligenza che brucia,
passa a trovarci alla casa dei “vandali
coltivatori di rose”.
Andiamo a incendiare
la parte di mondo
che ci compete.
"Vandali coltivatori di rose" l'ho preso in prestito da Cataldo Dino Meo "C.D.M." Lev edizioni, perchè era l'immagine migliore che potessi usare per ciò che intendevo.